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Balaton, un lago chiamato mare

Alla scoperta di un luogo unico nel suo genere, amatissimo dagli ungheresi

Balaton, un lago chiamato mare

Che l’Ungheria sia un paese unico è chiaro, che sia una delle perle baciate dal Danubio lo è altrettanto, così come che sia una culla di svariate unicità. Tra queste una menzione particolare merita il lago Balaton, il mare degli ungheresi.

Il popolo magiaro riversa sul suo gioiellino tutta la voglia d’acqua altrimenti soffocata dall’ubicazione del territorio

Un gioiellino - al centro della regione transdanubiana - dalla lunghezza di 79 km, 13 di larghezza per una superficie di 594 km², profondità media 3,25 m e massima 12,5 m; a metà la Penisola di Tihany - dominata dall’incantevole Abbazia - ne restringe la larghezza fino a 1,3 km. A causa della bassa profondità peraltro, d’estate, l’acqua si riscalda fino a raggiungere la temperatura di 28 gradi. Il lago Balaton è anche un rinomato polo turistico, sia d’estate che d’inverno. L’alta stagione, tra giugno ed agosto, vede una corposa affluenza che fa leva altresì sulle spiagge naturali composte da erbe, rocce e sabbia fangosa. Nel periodo più freddo, invece, prende piede la pesca sul ghiaccio o addirittura il pattinaggio sulla superficie sfruttando a dovere le temperature rigide. 

Un lago che si può vivere 365 giorni l'anno

Grazie alle sue località soddisfa ogni esigenza: pensiamo a Keszthely illuminata dallo splendido Palazzo Festetics – tappa golosa all’interno, il Museo del Marzapane - oppure Siófok, particolarmente adeguata ai giovani vista la presenza di locali e ribattezzata la “Rimini ungherese”, o ancora la città balneare di Balatonfüred, teatro ogni anno dell’Anna Ball, il ballo delle debuttanti. Citazione a parte merita l’Heviz, il più grande lago termale d’Europa, con fonti d’acqua termale calda che arriva in superficie a 40°.

Tanto turismo, bellezze della natura ma enologia sempre al centro perché nella zona del Balaton sorgono moltissime cantine, altro motore dell’eclettica economia magiara. Insomma, il mare degli ungheresi si potrebbe sottotitolare con “mare d’opportunità”, per temprare – nelle più svariate coniugazioni – mente e corpo. 

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