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Il genio d’Ungheria

Magiari popolo d’inventori: Rubik, Biro e non solo

Il genio d’Ungheria

“Mi ritrovai sulla riva del Danubio, a guardare come l’acqua si muoveva intorno ai sassolini. L’ispirazione per il movimento di torsione del cubo mi venne in quel momento. Mi chiusi nell’appartamento di mia madre per tre settimane. Per il prototipo usai legno, elastici e pezzetti di carta. Ma per dare un senso alle rotazioni del cubo, avevo bisogno di un’idea forte. E scelsi i colori primari”.

Così Erno Rubik, papà del celeberrimo cubo, in un’intervista rilasciata lo scorso anno al Corriere della Sera. Non è dato sapere se sia il fiume che attraversa la bellezza di dieci stati europei ad innescare la scintilla, fatto sta che al popolo ungherese non fa di certo difetto l’inventiva. Il designer che ha creato il giocattolo più venduto al mondo con quasi un miliardo di pezzi originali sul mercato tuttavia è soltanto la stella più splendente nel firmamento della genialità nazionale.

Che dire allora di Ladislao José Biro, giornalista inventore della penna a sfera che porta il suo nome? Una sfera, inserita nella punta all'interno di una struttura tubolare, che rilasciava l'inchiostro sul foglio attingendo da una cartuccia. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il trasferimento forzato in Argentina e la cessione dei diritti al barone italo-francese Marcel Bich.

Nel paese sudamericano il 29 settembre, giorno della nascita di Biro, si celebra “il giorno degli inventori”.

Inventori come David Schwarz, uno dei pionieri dell’aviazione, il “papà” del dirigibile rigido, il primo dotato di uno scafo esterno interamente in alluminio e dalla forma di sigaro. O come Francesco Illy, morto a Trieste nel 1956, fondatore di una delle aziende leader mondiali nel settore del caffè: nel 1933 ha realizzato l’ ”illetta”, la prima macchina da caffè automatica che sostituisce l'acqua in pressione con il vapore. Pochi anni dopo ecco il radar capace d’influenzare la Seconda Guerra Mondiale, per merito di Zoltán Bay, uomo-chiave per gli sviluppi della ricerca spaziale e astronomia radar che ha condotto i suoi studi prima a Berlino e poi negli Stati Uniti. Ányos Jedlik, ingegnere, fisico e sacerdote benedettino, è stato l’inventore della dinamo e del motore elettrico mentre allo scienziato Albert Szent-Gyorgyi si deve la scoperta della vitamina C. E pure la prima trasmissione a colori nella storia della tv, datata 4 settembre 1940, ha radici ungheresi: essa si deve a Peter Carl Goldmark, ideatore otto anni dopo anche del long-playing discografico. Come ai magiari si deve l’utilizzo dei bottoni, della biancheria intima e del sapone, che pare derivi dal termine “szappan”. 

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