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Pulitzer, l'ungherese che ha fatto la storia del giornalismo

Il premio a lui intitolato, in essere dal 1917, è ancora oggi il più prestigioso per la categoria

Pulitzer, l'ungherese che ha fatto la storia del giornalismo

“La professione del giornalista? Un modo onesto per guadagnarsi da vivere".

Ecco la battaglia per eccellenza di Joseph Pulitzer, ungherese che ha saputo lasciare un segno indelebile nell’universo della comunicazione. Magiaro di Mako, cittadina a pochi chilometri da Csongrad, nasce il 10 aprile del 1847 da un ricco mercante ebreo e da mamma tedesca da cui eredita la passione per la lettura e per le lingue straniere.

Facendo tesoro di tale aspetto, nel 1864 vola negli Stati Uniti, si arruola nell’esercito e – tre anni dopo – a cittadinanza acquisita, comincia il suo percorso nel giornalismo. A St. Louis nel Missouri entra in contatto con l’universo della politica, diventa esponente di spicco nei Repubblicani e comincia la lotta alla corruzione facendone un suo personalissimo baluardo. A 31 anni eredita una piccola fortuna, che rende grande attraverso operazioni vincenti nel ramo dell’editoria dapprima fondendo due quotidiani a St. Louis poi trasferendosi a New York e rilevando il “World”, giornale cittadino che – grazie alla sua opera – diviene in breve tempo voce autorevole e libera.

Otto anni prima della sua morte, a Charleston, in Carolina del Sud, il 29 ottobre 1911, dona alla Columbia University la bellezza di un milione di dollari per la costruzione di una scuola di giornalismo. Il suo lascito è 20 volte più consistente e – oltre alla fondazione della "Columbia University School of Journalism" - dà origine, a partire dal 1917, a 12 riconoscimenti in varie categorie del mondo del giornalismo. Ancora oggi il “Pulitzer” si può identificare come il premio più ambito e prestigioso nel settore.  

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