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The Women Beauty

Una mostra d’arte benefica dedicata alla bellezza delle donne, inserita nel magnifico scenario della Villa Reale di Monza

L’Universo Femminile, tra seduzioni aggressive e nascoste fragilità, è stato il protagonista assoluto di questo excursus di emozioni raccontato tramite i dipinti dell’artista Cinzia Pellin.

La mostra, che ha avuto luogo presso il Serrone della Villa Reale di Monza nei giorni 22 e 23 settembre 2017 ha dato la possibilità ai visitatori non solo di visionare le opere dell’artista, ma anche di acquistarle devolvendo il 50% del valore in beneficenza.

 

L’evento infatti è stato organizzato in collaborazione con la Onlus Cancro Primo Aiuto, associazione senza scopo di lucro che persegue esclusivamente finalità di solidarietà sociale nel campo dell’assistenza sociale e socio sanitaria a favore degli ammalati di cancro e delle loro famiglie, compresa la prevenzione, la cura, l’assistenza psicologica, medica e domiciliare, principalmente nell’ambito territoriale della Regione Lombardia.

Le opere della Pellin sono di tale impatto emotivo da siglare la trascrizione della sua interiorità. Non casuale quindi la scelta dei suoi soggetti, sospesi tra la dolcezza e l’ambiguità, protagonisti e vittime delle contraddizioni dei nostri tempi.
Nella sua arte, vulnerabilità e artificio della seduzione si miscelano.

L’artista trasforma ogni sua pennellata, ogni tratto, ogni sfumatura, in un varco che apre all’intrigo e all’emozionalità, che coesistono in ogni anima.


Quello di Cinzia Pellin è uno stile che intende affermarsi come unico ed immediatamente riconoscibile, a siglarlo è l’accendersi di rossi infuocati sulle bianche superfici dei volti e un lessico di luci e ombre in cui l’esperienza del reale si fonde con un sistema immaginario. Labbra, mani, occhi sono gli elementi di comunicazione al centro della sua pittura, proprio perché in grado di dialogare con l’osservatore catturandolo in un unico smanioso impatto emotivo.

Chiunque passi davanti alla tela, non può sfuggire a quegli sguardi silenziosi o esimersi da un profondo e penetrante coinvolgimento, immergendosi in quel vortice espressivo che si trasfonda dall’artista allo spettatore, non più come prodotto artistico da osservare a distanza, ma polarizzandolo in un momento definitivamente cinestetico.

Il giornalista e scrittore Stefano Zecchi dice di lei: 

“Cinzia Pellin racconta, innanzitutto: e grazie ad una capacità di disegnare con una naturale perizia di altissimo livello tecnico, dando plasticità straordinaria all’immagine. Ma, come la precedente rigorosa distinzione tra il raccontare e il narrare è solamente teorica, perché in realtà i due piani, quello del racconto e della narrazione, s’intrecciano e solo la prevalenza dell’uno sull’altro determina quale sia lo specifico genere letterario, così la Pellin esprime la propria tensione narrativa del colore, che inquina la precisione del racconto. I suoi volti – cifra identitaria dell’arte della Pellin – sono maschere.”

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