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Da Puskàs a Talmacsi: l’Ungheria fa
la storia anche nello sport

Nel calcio segno indelebile con “La squadra d’oro”. Ma sono tante le discipline con i magiari davanti a tutti

Da Puskàs a Talmacsi: l’Ungheria fa <br />
la storia anche nello sport

E’ lo sport popolare per eccellenza a far entrare nel mito l’Ungheria. Calciofili e non, chi non ricorda Ferenc Puskás? Uno dei più grandi attaccanti di tutti i tempi, punta di diamante dei dominatori della scena mondiale negli anni Cinquanta.

“La squadra d’oro”, appellativo più che mai calzante, rimasta imbattuta addirittura per quattro anni, dal 4 giugno del 1950 al 30 giugno del 1954. La bellezza di 32 partite consecutive che hanno portato ad un oro olimpico (Finlandia 1952, 2-0 in finale alla Jugoslavia), a due edizioni della Coppa Internazionale (4-2 alla Svizzera nel 1952 e 3-0 all’Italia un anno dopo) oltre al pirotecnico 6-3 rifilato all’Inghilterra nell’amichevole del 25 novembre 1953 che ha portato l’Ungheria ad essere la prima squadra a violare il tempio sacro di Wembley.

Clamore aveva suscitato lo strapotere, altrettanto l’interruzione della striscia vincente alias il “Miracolo di Berna”. Gli invincibili magiari, infatti, avevano superato la Germania Ovest per 8-3 nel girone eliminatorio, ma quel giorno arriva l’impronosticabile: da 2-0 ad un 2-3 sotto il diluvio e con l’ombra-doping mai fugata sul fronte teutonico. La spina dorsale di quel “miracolo calcistico” era costituita dal “blocco” dell’Honved, la squadra più rappresentativa. Nonostante il tonfo, al termine della rassegna Gyula Grosics viene eletto miglior portiere e Sándor Kocsis è capocannoniere con 11 gol. Quanto a Puskás, la sua gloriosa carriera gli ha fatto mettere in bacheca con il Real Madrid – tra i vari trofei - tre Coppe dei Campioni (1959, 1960 e 1966) e una Coppa Intercontinentale nel 1960. Le sue oltre 1000 reti lo hanno fatto entrare nella leggenda tanto che, tra i vari riconoscimenti, nel 2009 la FIFA ha istituito in sua memoria il “Premio Puskás”, assegnato al gol giudicato più bello dell'anno.

Dal rettangolo verde alla vasca, l’Ungheria regala altre stelle e in tempi ben più recenti: la pallanuoto vanta una delle compagini tradizionalmente più quotate con nientemeno che 3 titoli mondiali, 9 ori olimpici e 12 europei. Nel nuoto, invece, stelle di prima grandezza come Daniel Gyurta, Laszlo Cseh (cinque medaglie olimpiche ma mai un oro), Krisztina Egerszegi, (sette medaglie ai Giochi tra l'88 e il '96), Agnes Kovacs ed Eva Risztov (oro olimpico nella 10 km di fondo a Londra 2013).

Le eccellenze magiare si fanno apprezzare anche in pedana visto che la scherma ha, come l’Italia, una fulgida collezione di allori, sia in ambito maschile che in quello femminile, con due campioni su tutti: Aladar Gerevich (sei Giochi Olimpici tra il 1932 e il 1960 e 10 medaglie tra cui 7 d'oro) e Pal Kovacs (sei titoli olimpici). Poi fuoriclasse anche nella ginnastica (Agnes Keleti tra il 1952 e il 1956 arrivò 10 volte sul podio), nel pugilato (Laszlo Papp, 3 ori olimpici consecutivi tra pesi medi e superwelter. Entrato nella Hall of Fame della Federazione internazionale, ha chiuso la carriera dopo 27 incontri senza perderne uno) e nel motomondiale (Gabor Talmacsi, iridato classe 125 nel 2007 su Aprilia).

Nomi e storie dal fascino senza tempo, che hanno intriso di gloria la bandiera ungherese. 

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